Il discorso di Putin del 24 febbraio 2022

Cittadini, russi, amici,

ritengo necessario oggi parlare di nuovo dei tragici eventi nel Donbass e degli aspetti chiave per garantire la sicurezza della Russia.

Inizierò con ciò che ho detto nel mio discorso del 21 febbraio 2022. Ho parlato delle nostre più grandi preoccupazioni e apprensioni, e delle minacce fondamentali che politici occidentali irresponsabili hanno creato per la Russia in modo grave, brutale e senza tante cerimonie, di anno in anno. Mi riferisco all’espansione verso est della NATO, che sta spostando le sue infrastrutture militari sempre più vicino al confine russo.

È un dato di fatto che negli ultimi trent’anni abbiamo pazientemente cercato di raggiungere un accordo con i principali paesi della NATO sui principi di una sicurezza uguale e indivisibile in Europa. In risposta alle nostre proposte, abbiamo invariabilmente affrontato o cinici inganni e bugie o tentativi di pressioni e ricatti, mentre l’alleanza del Nord Atlantico ha continuato ad espandersi nonostante le nostre proteste e preoccupazioni. La sua macchina militare si sta muovendo e, come ho detto, si sta avvicinando al nostro stesso confine.

Perché tutto ciò sta succedendo? Da dove deriva questo modo insolente di parlare dall’alto della loro supponenza, infallibilità e delirio di onnipotenza? Qual è la spiegazione di questo atteggiamento sprezzante e altezzoso nei confronti dei nostri interessi e delle nostre esigenze assolutamente legittime?

La risposta è semplice. Tutto è chiaro ed evidente. Alla fine degli anni ‘80, l’Unione Sovietica si è indebolita e successivamente si è divisa. Quell’esperienza dovrebbe servirci da lezione, perché ci ha mostrato che la paralisi del potere e della volontà è il primo passo verso il completo degrado e l’oblio. Abbiamo perso la fiducia per un solo momento, ma è stato sufficiente per sconvolgere l’equilibrio delle forze nel mondo.

Di conseguenza, i vecchi trattati e accordi non sono più efficaci. Le istanze e le richieste non aiutano. Tutto ciò che non si addice allo stato dominante e ai poteri costituiti, viene bollato come arcaico, obsoleto e inutile. Allo stesso tempo, tutto ciò che essi considerano utile è presentato come la verità ultima e imposto agli altri a prescindere dal costo, in maniera violenta e con ogni mezzo disponibile. Coloro che si rifiutano di obbedire sono soggetti a ritorsioni e al pugno di ferro.

Ciò che sto dicendo ora non riguarda solo la Russia, e la Russia non è l’unico paese ad essere preoccupato per questo. Ciò ha a che fare con l’intero sistema delle relazioni internazionali, e talvolta anche con gli alleati degli Stati Uniti. Il crollo dell’Unione Sovietica ha portato ad una ridefinizione del mondo e le norme di diritto internazionale che si sono sviluppate in quel momento – e la più importante di esse, le norme fondamentali che furono adottate dopo la Seconda Guerra Mondiale e ne formarono in gran parte l’esito – sono arrivate nel modo stabilito da coloro che si sono dichiarati vincitori della Guerra Fredda.

Naturalmente, la pratica, le relazioni internazionali e le regole che le disciplinavano dovevano tenere conto dei cambiamenti avvenuti nel mondo e negli equilibri di forze. Tuttavia, ciò avrebbe dovuto essere fatto in modo serio, tranquillo, paziente e con il dovuto rispetto e riconoscimento degli interessi di tutti gli stati, e con la responsabilità di tutti. Invece, abbiamo assistito a uno stato di euforia creato dal sentimento di assoluta superiorità, una sorta di assolutismo moderno, unito ai bassi standard culturali e all’arroganza di coloro che formulavano e incentivavano decisioni finalizzate solo ai propri interessi. La situazione ha preso una piega diversa.

Ci sono molti esempi di questo. Dapprima è stata condotta una sanguinosa operazione militare contro Belgrado, senza l’approvazione del Consiglio di sicurezza dell’Onu ma con aerei da combattimento e missili utilizzati nel cuore dell’Europa. I bombardamenti di città pacifiche e infrastrutture vitali sono andati avanti per diverse settimane. Devo ricordare questi fatti, perché alcuni colleghi occidentali preferiscono dimenticarli, e quando abbiamo accennato all’evento, preferiscono evitare di parlare di diritto internazionale, sottolineando invece le circostanze che ritengono e interpretano come necessarie.

Poi è stata la volta dell’Iraq, della Libia e della Siria. L’uso illegale della potenza militare contro la Libia e lo stravolgimento di tutte le decisioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sulla Libia hanno distrutto quello Stato, creato un’enorme sede del terrorismo internazionale e spinto il Paese verso una catastrofe umanitaria, nel vortice di una guerra civile, che è continuato lì per anni. La tragedia, creata per centinaia di migliaia e persino milioni di persone non solo in Libia ma nell’intera regione, ha portato a un esodo su larga scala dal Medio Oriente e dal Nord Africa verso l’Europa.

Un destino simile era stato preparato anche per la Siria. Le operazioni di combattimento condotte dalla coalizione occidentale in quel Paese senza l’approvazione del governo siriano o la sanzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU possono essere definite solo come aggressione e intervento militare.

Ma l’esempio che spicca negli eventi di cui sopra è, ovviamente, l’invasione dell’Iraq compiuta senza alcuna base legale. Hanno usato il pretesto di informazioni presuntamente affidabili disponibili negli Stati Uniti sulla presenza di armi di distruzione di massa in Iraq. Per provare questa affermazione, il Segretario di Stato americano ha mostrato pubblicamente una fiala contenente polverina bianca, perché tutto il mondo potesse vederla, assicurando alla comunità internazionale che si trattava di un agente di guerra chimica creato in Iraq. In seguito si è scoperto che tutto ciò era falso, una semplice farsa, e che l’Iraq non aveva armi chimiche. Incredibile e sconvolgente, ma vero. Abbiamo assistito a bugie fatte al più alto livello statale e espresse dall’alto podio delle Nazioni Unite. Bugie che hanno avuto come conseguenza una tremenda perdita di vite umane, danni, distruzione e una colossale ondata di terrorismo.

Nel complesso, sembra che quasi ovunque, in molte regioni del mondo dove gli Stati Uniti hanno introdotto la propria legge e ordine, ciò abbia creato ferite sanguinanti e non rimarginate, nonchè la maledizione del terrorismo internazionale e dell’estremismo. Ho citato solo gli esempi più eclatanti ma tutt’altro che unici di disprezzo del diritto internazionale.

Questa serie di esempi include  anche le false promesse di non espandere la NATO verso est nemmeno di un centimetro. Per ribadire: ci hanno ingannato, o, per dirla più semplicemente, ci hanno preso in giro. Certo, si sente spesso dire che la politica è un affare sporco. Forse è davvero così, ma non dovrebbe essere tanto sporco come lo è ora, non a tal punto. Questo tipo di comportamento da truffatori è contrario non solo ai principi delle relazioni internazionali ma anche e soprattutto alle norme morali ed etiche generalmente accettate. Dov’è la giustizia e la verità qui? Solo bugie e ipocrisia ovunque.

Per inciso, politici, politologi e giornalisti statunitensi scrivono e affermano che negli ultimi anni negli Stati Uniti è stato creato un vero e proprio “impero delle bugie”. È difficile non essere d’accordo con questo, è davvero così. Ma non bisogna sottovalutare: gli Stati Uniti sono ancora un grande Paese e una potenza che fa sistema. Tutti i suoi satelliti non solo dicono di sì con umile obbedienza e lo ripetono a pappagallo alla prima occasione, ma ne imitano anche il comportamento e accettano con entusiasmo le regole che offrono loro. Pertanto, si può affermare con buona ragione e sicurezza che l’intero cosiddetto blocco occidentale formato dagli Stati Uniti a propria immagine e somiglianza è, nella sua interezza, lo stesso “impero delle bugie”.

Quanto al nostro Paese, dopo la disintegrazione dell’URSS, data l’intera apertura senza precedenti della nuova Russia moderna, la sua disponibilità a lavorare onestamente con gli Stati Uniti e gli altri partner occidentali e il suo disarmo praticamente unilaterale, hanno subito cercato di darci il colpo di grazia per finirci e distruggerci completamente. Questo è quello che è successo negli anni ’90 e nei primi anni 2000, quando il cosiddetto Occidente alleato sosteneva attivamente il separatismo e le bande di mercenari nella Russia meridionale. Quali vittime, quali perdite abbiamo dovuto sostenere e quali prove abbiamo dovuto affrontare in quel momento prima di spezzare la schiena al terrorismo internazionale nel Caucaso! Lo ricordiamo e non lo dimenticheremo mai.

In effetti, i tentativi di usarci a proprio vantaggio non sono mai cessati fino a tempi molto recenti: hanno cercato di distruggere i nostri valori tradizionali e di imporci i loro falsi valori che eroderebbero noi, la nostra gente dall’interno, i comportamenti che hanno imposto in modo violento nei loro paesi, e che portano direttamente al degrado e alla degenerazione, perché contrari alla natura umana. Questo non accadrà. Nessuno è mai riuscito a farlo, né ci riusciranno ora.

Nonostante tutto, nel dicembre 2021, abbiamo fatto l’ennesimo tentativo di raggiungere un accordo con gli Stati Uniti e i suoi alleati sui principi della sicurezza europea e della non espansione della NATO. I nostri sforzi sono stati vani. Gli Stati Uniti non hanno cambiato posizione. Non ritengono necessario essere d’accordo con la Russia su una questione per noi critica. Gli Stati Uniti perseguono i propri obiettivi, trascurando i nostri interessi.

Naturalmente, questa situazione fa sorgere una domanda: e dopo, cosa dobbiamo aspettarci? Se la storia è maestra di vita, sappiamo che nel 1940 e all’inizio del 1941 l’Unione Sovietica fece di tutto per prevenire la guerra o almeno ritardarne lo scoppio. A tal fine, l’URSS cercò di non provocare fino alla fine il potenziale aggressore astenendosi o rinviando i preparativi più urgenti e ovvi che doveva fare per difendersi da un attacco imminente. Quando finalmente ha agito, era troppo tardi.

Di conseguenza, il paese non era preparato a contrastare l’invasione della Germania nazista, che attaccò la nostra Patria il 22 giugno 1941, senza dichiarare guerra. Il paese ha fermato il nemico e ha continuato a sconfiggerlo, ma questo ha avuto un costo tremendo. Il tentativo di placare l’aggressore prima della Grande Guerra Patriottica si è rivelato un errore che è costato caro al nostro popolo. Nei primi mesi dopo lo scoppio delle ostilità, abbiamo perso vasti territori di importanza strategica, oltre a milioni di vite. Non faremo questo errore la seconda volta. Non abbiamo il diritto di farlo.

Coloro che aspirano al dominio globale hanno designato pubblicamente la Russia come loro nemico. Lo hanno fatto impunemente. Non vi ingannate, non avevano alcun motivo di agire in questo modo. È vero che hanno notevoli capacità finanziarie, scientifiche, tecnologiche e militari. Ne siamo consapevoli e abbiamo una visione obiettiva delle minacce economiche che ci hanno rivolto, così come siamo altrettanto consapevoli della nostra capacità di contrastare questo ricatto sfacciato e senza fine. Consentitemi di ribadire che non ci facciamo illusioni al riguardo e siamo estremamente realistici nelle nostre valutazioni.

Per quanto riguarda gli affari militari, anche dopo lo scioglimento dell’URSS e la perdita di una parte considerevole delle sue capacità, la Russia odierna rimane comunque uno degli stati nucleari più potenti. Inoltre, ha un certo vantaggio in diversi armamenti all’avanguardia. In questo contesto, nessuno dovrebbe dubitare che un potenziale aggressore dovrà affrontare la sconfitta e le conseguenze infauste se dovesse attaccare direttamente il nostro Paese.

Allo stesso tempo, la tecnologia, anche nel settore della difesa, sta cambiando rapidamente. Un giorno c’è un leader e domani un altro, ma una presenza militare nei territori confinanti con la Russia, se gli permettiamo di andare avanti, rimarrà per decenni a venire o forse per sempre, creando una minaccia sempre crescente e totalmente inaccettabile per noi.

Anche ora, con l’espansione della NATO verso est, la situazione per la Russia è diventata di anno in anno peggiore e più pericolosa. Inoltre, in questi ultimi giorni la leadership della NATO è stata schietta nelle sue dichiarazioni secondo cui è necessario accelerare e intensificare gli sforzi per avvicinare le infrastrutture dell’alleanza ai confini della Russia. In altre parole, hanno rafforzato la loro posizione. Non possiamo restare inattivi e osservare passivamente questi sviluppi. Questa sarebbe una cosa assolutamente irresponsabile da parte nostra.

Qualsiasi ulteriore espansione delle infrastrutture dell’alleanza del Nord Atlantico o gli sforzi in corso per ottenere un punto d’appoggio militare nel territorio ucraino sono per noi inaccettabili. Naturalmente, la questione non riguarda la NATO stessa. Serve semplicemente come strumento della politica estera degli Stati Uniti. Il problema è che nei territori adiacenti alla Russia, che devo notare fanno parte storicamente della nostra terra, sta prendendo forma un ostile atteggiamento “anti-Russia”. Completamente controllato dall’esterno, tale atteggiamento sta facendo di tutto per attirare le forze armate della NATO e ottenere armi all’avanguardia.

Per gli Stati Uniti e i suoi alleati si tratta di una politica di contenimento della Russia, con evidenti dividendi geopolitici. Per il nostro Paese è una questione di vita o di morte, una questione del nostro futuro storico come nazione. Questa non è un’esagerazione; questo è un fatto. Non è solo una minaccia molto reale ai nostri interessi, ma anche all’esistenza stessa del nostro Stato e alla sua sovranità. È la linea rossa di cui abbiamo parlato in numerose occasioni. Ebbene, l’hanno attraversata.

Questo mi riporta alla situazione nel Donbass. Possiamo vedere che le forze che hanno organizzato il colpo di stato in Ucraina nel 2014 hanno preso il potere, lo stanno mantenendo con l’aiuto di procedure elettorali fittizie e hanno abbandonato la strada di una soluzione pacifica del conflitto. Per otto anni, per otto interminabili anni, abbiamo fatto tutto il possibile per risolvere la situazione con mezzi politici pacifici. Tutto si è rivelato vano.

Come ho detto nel mio discorso precedente, non puoi guardare senza compassione a ciò che sta accadendo lì. È diventato impossibile tollerarlo. Abbiamo dovuto fermare quell’atrocità, quel genocidio dei milioni di persone che vivono lì e che hanno riposto le loro speranze sulla Russia, su tutti noi. Sono le loro aspirazioni, i sentimenti e il dolore di queste persone il principale e più importante motivo che sta alla base della nostra decisione di riconoscere l’indipendenza delle repubbliche popolari del Donbass.

Vorrei inoltre sottolineare quanto segue. Concentrati sui propri obiettivi, i principali Paesi della NATO stanno sostenendo i nazionalisti di estrema destra e i neonazisti in Ucraina, coloro che non perdoneranno mai al popolo della Crimea e di Sebastopoli di aver scelto liberamente di riunirsi con la Russia.

Cercheranno senza dubbio di portare la guerra in Crimea proprio come hanno fatto in Donbass, di uccidere persone innocenti proprio come fecero i membri delle unità punitive dei nazionalisti ucraini e dei complici di Hitler durante la Grande Guerra Patriottica. Hanno anche rivendicato apertamente diverse altre regioni russe.

Se guardiamo alla sequenza degli eventi e alle informazioni che giungono, la resa dei conti tra la Russia e queste forze non può essere evitata. È solo questione di tempo. Si stanno preparando e aspettano il momento giusto. Inoltre, sono arrivati ​​​​al punto di aspirare ad acquisire armi nucleari. Non permetteremo che ciò accada.

Ho già detto che la Russia ha accettato la nuova realtà geopolitica dopo la dissoluzione dell’URSS. Abbiamo trattato tutti i nuovi stati post-sovietici con rispetto e continueremo ad agire in questo modo. Rispettiamo e rispetteremo la loro sovranità, come dimostrato dall’assistenza che abbiamo fornito al Kazakistan quando ha dovuto affrontare eventi tragici e una sfida in termini di assetto statale e integrità. Tuttavia, la Russia non può sentirsi al sicuro, svilupparsi ed esistere mentre affronta una minaccia permanente dal territorio dell’odierna Ucraina.

Lasciate che vi ricordi che nel 2000-2005 abbiamo usato i nostri militari per respingere i terroristi nel Caucaso e abbiamo difeso l’integrità del nostro stato. Abbiamo preservato la Russia. Nel 2014 abbiamo sostenuto la popolazione della Crimea e di Sebastopoli. Nel 2015, abbiamo utilizzato le nostre forze armate per creare uno scudo affidabile che impedisse ai terroristi siriani di penetrare la Russia. Si trattava di difenderci. Non avevamo altra scelta.

Lo stesso sta accadendo oggi. Non ci hanno lasciato nessun’altra opzione per difendere la Russia e il nostro popolo, oltre a quella che siamo costretti a usare oggi. In queste circostanze, dobbiamo agire con coraggio e immediatezza. Le repubbliche popolari del Donbass hanno chiesto aiuto alla Russia.

In tale contesto, ai sensi dell’articolo 51 (Capitolo VII) della Carta delle Nazioni Unite, con l’autorizzazione del Consiglio della Federazione russa, e in esecuzione dei trattati di amicizia e assistenza reciproca con la Repubblica popolare di Donetsk e la Repubblica popolare di Lugansk, ratificati dall’Assemblea federale il 22 febbraio, ho deciso di effettuare un’operazione militare speciale.

Lo scopo di questa operazione è proteggere le persone che, ormai da otto anni, stanno affrontando l’umiliazione e il genocidio perpetrati dal regime di Kiev. A tal fine, cercheremo di smilitarizzare e denazificare l’Ucraina, nonché di processare coloro che hanno perpetrato numerosi crimini sanguinosi contro i civili, compresi i cittadini della Federazione Russa.

Non è nostro piano occupare il territorio ucraino. Non intendiamo imporre nulla a nessuno con la forza. Allo stesso tempo, abbiamo sentito un numero crescente di affermazioni provenienti dall’Occidente secondo cui non è più necessario attenersi ai documenti che espongono gli esiti della seconda guerra mondiale, come firmati dal regime totalitario sovietico. Come possiamo rispondere a questo?

Gli esiti della seconda guerra mondiale e i sacrifici che il nostro popolo ha dovuto fare per sconfiggere il nazismo sono sacri. Ciò non contraddice gli alti valori dei diritti umani e delle libertà nella realtà emersa nei decenni del dopoguerra. Ciò non significa che le nazioni non possano godere del diritto all’autodeterminazione, sancito dall’articolo 1 della Carta delle Nazioni Unite.

Lasciate che vi ricordi che alle persone che vivono nei territori che fanno parte dell’odierna Ucraina non è stato chiesto come volevano costruire la propria vita quando è stata creata l’URSS o dopo la seconda guerra mondiale. La libertà guida la nostra politica, la libertà di scegliere autonomamente il nostro futuro e il futuro dei nostri figli. Crediamo che tutti i popoli che vivono nell’Ucraina di oggi, chiunque voglia farlo, debba poter godere di questo diritto di fare una libera scelta.

In questo contesto vorrei rivolgermi ai cittadini ucraini. Nel 2014, la Russia è stata obbligata a proteggere la popolazione della Crimea e di Sebastopoli da coloro che voi stessi chiamate “nazi”. Il popolo della Crimea e di Sebastopoli ha deciso di stare con la sua patria storica, la Russia, e noi abbiamo sostenuto la loro scelta. Come ho detto, non potremmo agire diversamente.

Gli eventi attuali non hanno nulla a che fare con il desiderio di violare gli interessi dell’Ucraina e del popolo ucraino. Sono collegati alla difesa della Russia da coloro che hanno preso in ostaggio l’Ucraina e stanno cercando di usarla contro il nostro Paese e il nostro popolo.

Ribadisco: stiamo agendo per difenderci dalle minacce che ci sono state rivolte e da un pericolo peggiore rispetto a ciò che sta accadendo ora. Vi chiedo, per quanto difficile possa essere, di capirlo e di collaborare con noi per voltare al più presto questa tragica pagina e andare avanti insieme, senza permettere a nessuno di interferire nei nostri affari e nelle nostre relazioni, ma sviluppando in modo indipendente, in modo da creare condizioni favorevoli per superare tutti questi problemi e rafforzarci dall’interno come un tutto unico, nonostante l’esistenza dei confini statali. Credo in questo, nel nostro futuro comune.

Vorrei anche rivolgermi al personale militare delle forze armate ucraine.

Compagni ufficiali,

i vostri padri, nonni e bisnonni non hanno combattuto gli occupanti nazisti e non hanno difeso la nostra Patria comune per consentire ai neonazisti di oggi di prendere il potere in Ucraina.  Avete giurato fedeltà al popolo ucraino e non ad una giunta militare, nemica dell’Ucraina e del suo popolo.

Vi esorto a rifiutarvi di eseguire i loro ordini criminali. Vi esorto a deporre immediatamente le armi e ad andare a casa. Spiegherò cosa significa: il personale militare dell’esercito ucraino che farà ciò potrà lasciare liberamente la zona delle ostilità e tornare dalle proprie famiglie.

Voglio sottolineare ancora una volta che tutta la responsabilità per il possibile spargimento di sangue ricadrà pienamente e interamente sul regime ucraino al potere.

Vorrei ora dire qualcosa di molto importante per coloro che potrebbero essere tentati di interferire dall’esterno nello sviluppo degli avvenimenti in corso. Chiunque tenti di ostacolarci o, peggio, di lanciare minacce contro il nostro Paese e il nostro popolo, deve sapere che la Russia risponderà immediatamente e le conseguenze saranno come non si sono mai viste in tutta la tua storia. Non importa cosa accadrà, noi siamo pronti. Sono state prese tutte le decisioni necessarie al riguardo. Spero che le mie parole saranno ascoltate.

Cittadini della Russia,

la cultura e i valori, l’esperienza e le tradizioni dei nostri antenati hanno sempre costituito un fondamento essenziale per il benessere e l’esistenza stessa di interi stati e nazioni, il loro successo e la loro vitalità. Certo, questo dipende direttamente dalla capacità di adattarsi in modo rapido al cambiamento costante, di mantenere la coesione sociale e la disponibilità a consolidare e raccogliere tutte le forze disponibili per andare avanti.

Dobbiamo essere sempre forti, ma questa forza può assumere forme diverse. L’“impero delle bugie”, di cui ho parlato all’inizio del mio discorso, procede nella sua politica principalmente attraverso una forza brutale e diretta. È quello che noi intendiamo con l’espressione relativa all’essere “tutto muscoli e niente cervello”.

Sappiamo tutti che ciò che ci rende veramente forti è sapere di avere la giustizia e la verità dalla propria parte. Se questo è il caso, sarebbe difficile non essere d’accordo con il fatto che proprio la nostra forza e la nostra disponibilità a combattere sono il fondamento dell’indipendenza e della sovranità e forniscono le basi necessarie per costruire un futuro affidabile per la vostra casa, la vostra famiglia, e la vostra Patria.

Cari connazionali,

sono certo che i soldati e gli ufficiali leali delle forze armate russe svolgeranno il loro dovere con professionalità e coraggio. Non ho dubbi che le istituzioni governative a tutti i livelli e gli specialisti lavoreranno efficacemente per garantire la stabilità della nostra economia, del sistema finanziario e del benessere sociale, e lo stesso vale per i dirigenti aziendali e l’intera comunità imprenditoriale. Mi auguro che tutti i partiti parlamentari e la società civile prendano una posizione consolidata e patriottica.

Alla fine, il futuro della Russia è nelle mani del suo popolo multietnico, come è sempre stato nella nostra grande storia. Ciò significa che le decisioni che ho preso verranno eseguite, che raggiungeremo gli obiettivi che ci siamo prefissati e garantiremo in modo affidabile la sicurezza della nostra Patria.

Credo nel vostro sostegno e nella forza invincibile radicata nell’amore per la nostra Patria.

 

                                                                                                                                                              Vladimir Vladimirovič Putin

Gianfranco Amato

Gianfranco Amato, avvocato, opera attivamente nel campo della bioetica da circa venticinque anni. È conferenziere a livello internazionale su tematiche bioetiche, riguardanti in particolare la famiglia, l’educazione, le dipendenze giovanili, e il diritto naturale. È stato nominato, in qualità di esperto, Direttore del Comitato Tecnico Scientifico dell’Osservatorio permanente sulle famiglie della Regione Siciliana, con decreto assessoriale n. 81 del 23.5.2023 È stato più volte audito, sempre in qualità di esperto, dal Parlamento italiano, sia al Senato che alla Camera dei Deputati, su proposte di legge attinenti alle tematiche di cui si occupa, in particolare in tema di libertà di opinione e di famiglia. È Presidente nazionale dell’organizzazione Giuristi per la Vita, un gruppo di avvocati, magistrati e docenti universitari che combattono a livello legale in difesa del diritto alla vita, della famiglia e della libertà di educazione. È noto anche in America Latina, soprattutto in Messico, Costa Rica e Cile, dove viene spesso invi- tato, in qualità di esperto internazionale, da istituzioni pubbliche a livello parlamentare, da Ordini Professionali, e da varie Università cui collabora a livello accademico. Ha scritto una quindicina di libri Ha ottenuto il premio “Testimoni 2014” dalla Fondazione Fides et Ratio, e il premio internazionale all’Impegno Sociale 2015 intitolato alla memoria dei giudici martiri Rosario Livatino, Antonino Saetta e Gaetano Costa.